Assolutamente e concretamente: oltre gli oli essenziali

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Avendo definito cosa debba intendersi per olio essenziale, ed avendo descritto quali siano i processi produttivi ammessi alla produzione degli oli essenziali, passiamo adesso a parlare degli altri prodotti aromatici derivati dalle piante.  È importante discutere di questi materiali sia perché sono comunque importanti per le applicazioni in profumeria e nelle fragranze alimentari, sia perché conoscendoli è possibile cautelarsi dall’acquisto di prodtti che ci vengano offerti come oli essenziali quando non possono esserlo.

Come abbiamo detto nei post precedenti, gli oli essenziali si ottengono dall’estrazione in corrente di vapore di materiale aromatico, oppure dalla spremitura a freddo delle scorze degli agrumi.

L’altro metodo utilizzato per l’estrazione dei composti aromatici è l’utilizzo di solventi organici. Questo tipo di lavorazione produce materiali diversi a seconda del tipo di solvente e dei metodi impiegati, e viene usato per il materiale vegetale che non può essere estratto altrimenti, ad esempio perché contiene molecole che soffrono troppo dello stress termico legato alla distillazione, o sono intaccate dai fenomeni di idrolisi, oppure per materiali vegetali per i quali la distillazione porta a prodotti di minor qualità organolettica, come nel caso della rosa, che si estrae anche con la distillazione (olio essenziale di rosa) ma è all’origine di un estratto con solventi molto migliore dal punto di vista profumieristico, cioè l’assoluta di rosa.

Vediamo allora di definire alcuni termini.

Enfleurage (e defleurage)

L’enflurage è un antico metodo utilizzato nell’industria per produrre profumi e pomate profumate da fiori e materiale vegetale con aromi molto fini o scarsi (gelsomino, tuberosa, cassia, giunchiglia, violetta ecc.) che verrebbero distrutti dalla distillazione.

Questa tecnica non si usa più a livello industriale dagli anni Settanta, per l’elevato costo della manodopera, dei materiali e per il processo lento e poco efficiente. Rimane ancora in utilizzo a Grasse a scopi turistico-promozionali e tra i profumieri artigianali o estrattori legati al mondo della profumeria artigianale e naturale, i quali preferiscono la completezza e la complessità di questi materiali.

Consiste fondamentalmente in un’estrazione a freddo con solvente, originalmente un miscuglio di grasso di maiale e sugna di bue, con l’aggiunta di 0,3-0,4% di benzoino per ritardare l’irrancidimento (ma al giorno d’oggi sono usati anche paraffina liquida e olio d’oliva). I petali dei fiori sono posti su vassoi (chassis) dal fondo di vetro e i bordi di legno, totalmente rivestiti dal grasso o dalle cere.  Gli chassis vengono quindi impilati uno sull’altro, formando una struttura a tenuta stagna, con uno strato di grasso sia sulla faccia superiore sia su quella inferiore di ogni piatto di vetro. Ogni mattina, nel periodo di raccolta, i fiori raccolti di fresco vengono puliti dalle impurità (foglie, fusti, ecc.) e vengono distribuiti a mano in cima allo strato di grasso di ogni piatto di vetro.  È fondamentale non usare fiori umidi di pioggia o di rugiada per evitare

l’irrancidimento del grasso.  Una volta terminata la disposizione dei fiori, i vassoi vengono impilati e lasciati a riposare per 24 ore o più, a seconda del tipo di materiale vegetale. I fiori rimangono a diretto contatto con uno strato di grasso (quello in basso) che agisce direttamente come solvente, mentre l’altro strato di  grasso (quello nella faccia inferiore del vassoio superiore) assorbe solo i volatili che vengono emessi da fiori.

Dopo 24 ore, quando i fiori hanno rilasciato tutto o quasi tutto il loro profumo, iniziano a appassire e ad emettere odori meno gradevoli, ed è quindi il momento di rimuoverli dai vassoi, un processo che deve essere fatto a mano e che si chiama defleurage. Il defleurage è  importante quasi quanto l’enfleurage e per questa ragione deve essere effettuato da persone esperte.  La maggior parte dei fiori esausti si stacca dal grasso quando il vassoio viene sbattuto leggermente contro il tavolo di lavoro, ma dato che è necessario eliminare qualsiasi traccia di fiore, è necessario usare delle pinzette per finire il lavoro.

Dato che tutto il processo di enfleurage si basa sul movimento di molecole condizionato dalle caratteristiche di lipofilicitá (e in parte volatilità) e dalla differenza tra le relative concentrazioni di molecole nei grassi e nei petali (differenza che “spinge” il passaggio delle molecole per osmosi), per saturare la cera è necessario sostituire varie volte i petali esausti o quasi esausti con altri ancora ricchi in molecole.

Ecco perché immediatamente dopo il defleurage, quindi all’incirca ogni 24 ore, i vassoi vengono ricaricati con fiori freschi. A questo scopo i vassoi vengono invertiti, in modo che lo strato di grasso che prima formava il “soffitto” della camera di estrazione, forma ora il “pavimento” a diretto contatto con i fiori.  All’inizio del raccolto, e molte volte durante il raccolto, il grasso del vassoio viene mosso con pettini di metallo e vengono ricavate dei solchi per aumentare la superficie di assorbimento.

Alla fine del processo, quando i grassi siano saturi o non sia più economicamente sostenibile continuare il processo, vengono grattati via dai vassoi con delle spatole, sciolti e stoccati in contenitori a chiusura ermetica.  Il materiale risultante, la pomata o pomade (pomade de jasmine, pomade de tuberous, pomade de violet, ecc.), è caratterizzato dal numero di passaggi necessari per crearlo: pomata n. 24 sta a indicare una pomata che ha subito 24 passaggi di materiale vegetale.  La pomata più concentrata è la pomata n. 36.

Questo processo può durare molti giorni. Nel caso del gelsomino ad esempio esso può durare fino a 70 giorni. All’inizio del raccolto ogni vassoio viene caricato con circa 360 grammi di grassi per ogni lato (720 grammi per vassoio).  Ogni kg di grasso dovrebbe essere in contatto con almeno 2.5 kg (meglio 3) di fiori di gelsomino per l’intero processo di enfleurage, che dovrebbe durare dalle 8 alle 10 settimane. Differenti fiori vorranno quantità leggermente differenti, ma l’esempio è indicativo.  Alla fine del processo i corpi grassi peseranno circa il 10% in meno a causa di tutte le manipolazioni.

La pomata così ottenuta viene poi sottoposta a estrazione con etanolo a temperature molto ridotte (lavage de pommade – fino a 3 passaggi) per facilitare la separazione tra grassi e molecole aromatiche, ora disciolte nell’etanolo, per dare un extrait, che viene poi raffreddato e filtrato per rimuovere i grassi, dando una concreta. Da questa, per eliminazione selettiva dell’etanolo, si ottiene il prodotto più richiesto, perché ben solubile in vari medium, e perché molto concentrato ed aromatico, la assoluta ex enfleurage (vedi sotto).

I fiori scartati contengono ancora OE e possono essere sottoposti a estrazione con benzene o altri solventi idrocarburici per dare concrete ex chassis (vedi sotto)

Enflurage à chaud

In questo processo il grasso è scaldato fino a 60-70 °C per estrarre fiori meno delicati e per ottenere una resa più elevata. Dopo la digestione il grasso è separato, raffreddato e trattato come sopra, per ottenere un’assoluta ex pommade (vedi sotto).

Assolute

Sono materiali aromatici ottenuti solitamente da fiori ed estremamente apprezzati dai profumieri per la loro forte reminiscenza dell’odore originale del fiore, per la loro concentrazione e la totale solubilità in alcol. Prodotti soprattutto per estrazione con solventi – assolute ex concretes – ma esistono anche altri metodi.

Le assolute ex concretes vengono prodotte con un procedimento multi-step: nel primo stadio di estrazione s’immergono i fiori (o altro materiale) in un solvente organico non polare, di solito l’esano, più raramente etere di petrolio.  Di seguito la marca è eliminata e si passa a separare il solvente dal materiale aromatico, per recuperarlo. Si fa evaporare l’esano a bassa temperatura e bassa pressione per ottenere la concreta (concrete), una massa cerosa e profumata che contiene anche materiali non fragranti. Questa concreta può essere usata tale e quale, anche se è quest’utilizzo è raro a causa della difficile solubilità della concreta. Altrimenti si passa al secondo passaggio, che consiste nel rimuovere le parti cerose e ottenere un prodotto solubile in alcol. La concreta viene estratta usando un solvente polare come l’etanolo. L’utilizzo di un solvente polare permette di estrarre i composti aromatici polari e lasciare indietro la massa di cere vegetali non-polari. Per finire, si filtra e si fa evaporare l’etanolo a basse temperature e pressioni per ottenere l’assoluta (absolute), che di norma contiene 1-5% di etanolo, ed a volte qualche traccia di esano, a seconda del tipo di estrazione utilizzato. Una assoluta può avere consistenza essere solida (Mimosa), pastosa (Tonka) o essere un liquido denso (Gelsomino)

Le assolute ex pommade sono invece ottenute dalla pomata (pommade) proveniente dal processo di enfleurage (vedi sopra). Considerata differente e forse superiore all’assoluta ex concreta perché contiene meno materiale vegetale inerte e più aroma.

Le assolute ex chassis sono assolute ex concrete a loro volta ottenute dall’estrazione con solvente dei fiori esausti dall’enfleurage.

Le assolute ex acque distillate sono ottenute dalle acque aromatiche provenienti dal processo di distillazione, contengono livelli molto bassi di monoterpeni ma più elevati di composti idrosolubili come monoterpenoli e come acidi carbossilici; per questo motivo è spesso necessario un processo di neutralizzazione per aumentare la conservabilità.

Oli essenziali ex assolute (oli assoluti secondo Arctander): ottenuti dalla distillazione delle assolute.

Sicurezza

Dal punto di vista della pratica dell’aromaterapia, i minimi residui rimasti negli estratti sono molto probabilmente senza importanza. Le assolute vengono, infatti, diluite in oli vegetali e spesso utilizzate per massaggi al viso a basse concentrazioni, a causa del forte aroma e del prezzo molto elevato. Per un utilizzo interno (medicina aromatica) il discorso diventa più delicato, e probabilmente sarebbe opportuno non utilizzarli mai.

Più che il solvente il problema può essere quello delle impurità presenti nel solvente stesso, ad esempio tracce di pesticidi.

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