Perché si chiamano oli essenziali?

Esatto, perché si chiamano così?

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Diciamo subito che nonostante il termine “olio”, gli oli essenziali non sono dei grassi vegetali, dei lipidi. Il fatto che siano stati chiamati oli non ha a che vedere con la loro natura grassa bensì con la loro natura idrofobica/lipofilica, ovvero con il fatto che una volta distillati si separano facilmente dall’acqua e si dissolvono facilmente in olio.

E perché “essenziali”? Diciamo intanto che esistono altre denominazioni, come oli eterici/eterei ed oli volatili, che chiaramente identificano la natura volatile della sostanza e l’impalpabilità dell’aroma che ne deriva. Ma è indubbio che il termine essenziale è il più comunemente usato, e vale quindi la pena chiarirne l’origine.

Molti autori spiegano quest’uso dicendo che l’olio essenziale svolge funzioni essenziali nella pianta, oppure che rappresenta l’essenza, il totum, della pianta, oppure che svolgerebbe funzioni essenziali nel nostro organismo. Non affronterò oggi l’argomento del ruolo degli oli essenziali nella pianta o nell’uomo, argomenti che coprirò in altri post.  Voglio in questa sede solo parlare dell’origine di questo termine in rifermento agli oli eterei.

L’origine del termine risale al periodo rinascimentale e dipende dallo sviluppo delle tecniche di distillazione nel quadro di riferimento dell’alchimia. Gli alchimisti, fin dai tempi antichi, avevano sviluppato il concetto che i quattro elementi della teoria galenica-umorale contenessero in se un quinto elemento (la quinta essentia, o coscienza, pensiero, amore, etere universali) che sola poteva spiegare le varie propensioni degli elementi.  La distillazione, essendo un processo con il quale “si purifica il grossolano dal sottile” o si separano le sostanze non volatili da quelle volatili,  doveva servire ad evidenziare la quint’essenza in ogni manifestazione terrestre, a rendere il corruttibile incorruttibile o, in linguaggio traslato, ad “estrarre il significato essenziale di qualcosa”. In fondo, un altro modo di parlare del fuoco della scepsi, che bruciando l’inessenziale rivela l’essenziale.

Ecco allora spiegata il termine “essenziale” nel caso delle piante aromatiche.

Ma dobbiamo ancora puntualizzare una cosa molto interessante. Questo termine, e la pratica della distillazione delle piante aromatiche in epoca rinascimentale o più tarda, non era riferito all’olio essenziale bensì all’acqua aromatica. Infatti Boerhave nel 1728 descrive gli

oli essenziali” come formati da due principi: Mater: “un principio resinoso, insolubile in acqua […]” e Spiritus Rector: “un principio molto sottile, difficilmente percepibile, forse ‘eterico’[…]. Questo principio – continua Boerhave – comunica le proprietà olfattive e aromatiche tipiche di ogni pianta al suo idrolato. È un principio idrosolubile che comunica la fragranza, il sapore e le proprietà alle acque distillate

Come si comprende, l’autore identifica qui la vera quint’essenza con le molecole aromatiche disciolte nell’acqua, e non con il principio “resinoso” che probabilmente identifica ciò che noi chiamiamo olio essenziale. E fu solo con l’epoca moderna che l’olio essenziale assurse alla notorietà che conosciamo così bene oggi.